Papa Francesco è diventato il vicario della sinistra immigrazionista e del conquistatore islamico?

May 7, 2019

Alexandre Del Valle, politologo e saggista francese, è autore del libro [qui] ora disponibile anche nella traduzione italiana: ‘Il complesso occidentale – Piccolo trattato di de-colpevolizzazione’, per la Paesi Edizioni (prefazione di Marcello Vaneziani), che contrasta il “terrorismo intellettuale” nato intorno ad un malsano senso di colpa dell’Occidente. L'articolo che segue nella nostra traduzione da Valeurs actuelles di ieri, denuncia "le posizioni islamofile ed immigrazioniste di questo strano papa: “tollerante” nei confronti dei nemici della civiltà europea e cristiana ma intransigente coi “populisti”... ".  È forse normale un  papa in campagna elettorale che parla di politica anziché di Cristo? Anche Oltralpe (e non solo) certi comportamenti ormai fanno scalpore. E dunque, quando si denunciano questi aspetti, gli ideologi del pensiero unico continueranno tirare in ballo il complottismo o finalmente sarà riconosciuta la drammatica realtà?

 

Papa Francesco è diventato il vicario della sinistra immigrazionista e del conquistatore islamico?


Alexandre Del Valle, 6 maggio 2019

 

Domenica 2 maggio Papa Francesco era in viaggio ufficiale in Bulgaria, paese ex-comunista dell'Europa dell'Est a maggioranza cristiana ortodossa e noto per la sua politica molto rigida sulla questione dei “migranti” o, più esattamente, dei migranti illegali. Come d'abitudine, il Santo Padre – la cui accoglienza da parte della Chiesa ortodossa nazionale (filo-russa e anti-ecumenica) è stata piuttosto fredda, per non dire glaciale – non è riuscito a evitare di dare una lezioncina morale ai suoi ospiti. Lezioncina morale (di quelle che prodiga alle nazioni cristiane occidentali ma mai ai paesi musulmani) che non ha nulla a che vedere con la saggezza dei Padri della Chiesa, condivisa dai cattolici e dagli ortodossi, e che è al contrario eminentemente politica: più precisamente, umanitario-immigrazionista e anti-nazionalista. Alexandre Del Valle analizza le posizioni islamofile e immigrazioniste di questo strano papa: “tollerante” nei confronti dei nemici della civiltà europea e cristiana ma intransigente coi “populisti”... Un papa che piace alle lobby e alle ONG che difendono i migranti illegali, ai media bempensanti e alla sinistra terzomondista ma che svuota le chiese cattoliche e che si è attratto le ire di una parte dei fedeli, che rifiutano che la propria fede venga strumentalizzata da un'ideologia cosmopoliticamente corretta.

 

In un discorso pronunciato di fronte ai membri dell'Accademia Pontificia delle Scienze Sociali che metteva in guardia contro “l'ascesa dei nazionalismi e dei populismi”, Francesco ha affermato che “lo Stato nazionale non può più essere considerato un' 'isola' separata dal contesto che la circonda, come un'entità assoluta”, preoccupandosi come sempre degli “atteggiamenti aggressivi contro gli stranieri”. In piena pre-campagna elettorale europea, il pontefice argentino – che non finisce mai di denunciare i “populisti” anti-islamisti e anti-immigrazionisti (ma non denuncia mai gli estremisti islamisti e quelli marxisti di estrema sinistra) – ha invitato l'Europa “a non perdere la coscienza dei benefici apportati” dall'Unione Europea, un'“Europa dei ponti”, che accoglie gli stranieri, contrapposta all'Europa dei “muri”. Di qui l'imprescindibile visita del papa a un campo di migranti in Bulgaria.

 

Francesco si è spinto ancora più in là del consueto nell'esprimere posizioni politiche anti-nazionaliste quando ha condannato “l'attaccamento al popolo, alla patria, che porta all'esclusione e all'odio dell'altro quando diventa nazionalismo conflittuale che erige dei muri”. Ha manifestato la sua “preoccupazione di fronte alla ricomparsa di correnti aggressive nei confronti degli stranieri, soprattutto immigrati, come questo nazionalismo crescente che omette il bene comune”, prendendo in realtà di mira non presunti atti razzisti o criminali ma i leader e i governi “populisti” europei, cominciando dalla sua bestia nera Matteo Salvini, il Ministro degli Interni italiano, che lo stesso giorno si trovava peraltro in visita alla frontiera serbo-ungherese a fianco dell'altra bestia nera del Papa e di tutti gli immigrazionisti: il Primo ministro ungherese Viktor Orbán.
 

Ricordiamo che già l'8 luglio 2013 [qui - qui] il sovrano pontefice aveva dedicato il suo primo viaggio a Lampedusa, isola situata tra la Sicilia e la Tunisia, all'intenzione estremamente mediatica di chiedere solennemente agli europei “di aprire le loro porte”, approfittandone per creare – nel contesto della riforma del Vaticano – un nuovo ministero, il “Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale”, la cui sezione incaricata delle migrazioni e dei “rifugiati” doveva essere messa sotto la sua responsabilità diretta...
 

Ci si ricordi che il 6 gennaio scorso Francesco ha lanciato ai dirigenti europei un “pressante appello” affinché accolgano “finalmente” 49 migranti sballottati e “salvati” nel Mediterraneo, al largo delle coste maltesi, dalle navi delle due ONG immigrazioniste tedesche Sea Watch e Sea Eye. Dato che queste due navi, che trasportavano migranti illegali, avevano rifiutato di obbedire agli ordini delle guardie costiere libiche, maltesi e italiane decidendo di andare a soccorrere vicino alle coste libiche migranti illegali per farli sbarcare in modo forzato in Italia o a Malta invece che nei porti più vicini della Tunisia e della stessa Libia, l'Italia e Malta avevano negato loro il permesso di avvicinarsi, divieto che era assolutamente di loro diritto.
 

Facendo finta di ignorare le attività delle ONG pro-migranti e dei loro battelli, che secondo la stessa agenzia Frontex fanno il gioco dei traghettatori, Papa Francesco ha denunciato i “populisti”, senza però nominare l'obiettivo reale, Matteo Salvini e il suo partito, la Lega, sistematicamente presi di mira, anche se Malta (che pure è governata dalla sinistra) e la Francia hanno adottato la stessa politica di rifiuto di accoglienza di battelli di clandestini che è stata adottata dall'Italia.
 

Ci si ricordi anche del messaggio ufficiale del 19 gennaio 2014 pronunciato dal papa argentino in occasione della “centesima giornata mondiale dei migranti e dei rifugiati” sul tema: “Migranti e rifugiati: verso un mondo migliore”, che presentava “il fenomeno crescente della mobilità umana” come un segno dei tempi e che vantava il fatto che “la Chiesa, in cammino insieme ai migranti e ai rifugiati, si impegna […] a lavorare per superare gli effetti negativi e per valorizzare le conseguenze positive sulle comunità d'origine, di transito e di destinazione dei movimenti migratori”. Perseguendo il suo obiettivo totalmente coerente col Patto di Marrakech e deplorando il fatto che “l'arrivo di migranti, di profughi, di richiedenti asilo e di rifugiati suscita presso le popolazioni locali sospetto e ostilità”, Bergoglio ha esortato i responsabili dei media a “smascherare gli stereotipi e a offrire informazioni corrette […] per descrivere l'onestà, la rettitudine e la nobiltà d'animo della maggioranza dei migranti”, in vista “di un mutato atteggiamento nei confronti dei migranti e dei rifugiati”, del passaggio da una “cultura del rifiuto” a una “cultura dell'incontro”.
 

Ancora una volta, le opere attivamente e quasi fanaticamente immigrazioniste del papa argentino sono apparse in piena luce. Esse hanno di che lasciare sorpresi se si considera il grado di decadenza del cattolicesimo europeo e il fatto che le chiese si svuotano ogni giorno di più... Il buon senso richiederebbe infatti che Sua Santità si occupasse in primo luogo degli obiettivi più urgenti: cristianizzare di nuovo l'Europa, riempire le chiese, suscitare nuove vocazioni sacerdotali, difendere l'identità cristiana dell'Europa che viene continuamente negata, etc. No, niente di tutto questo. Per Bergoglio la priorità è “l'apertura” all'Altro, in primo luogo all'africano e al musulmano... Opinione per nulla condivisa dal Cardinal Robert Sarah – peraltro un africano del Benin – il quale, nel terzo libro che ha pubblicato (Si fa sera e il giorno già volge al declino [qui - qui]), mette in dubbio questo fatto e denuncia “il crollo dell'Occidente”, la “crisi culturale e identitaria” dell'Europa e i pericoli dei “processi migratori”.
 

“L'Europa sembra programmata per un'autodistruzione”, deplora il Cardinal Sarah, “che si trova agli antipodi rispetto all'euforia immigrazionista dell'ingenuo (?) Bergoglio”. “L'Europa vuole aprirsi a tutte le culture e a tutte le religioni del mondo, ma non si ama più”, denuncia il prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Per quanto riguarda il Patto di Marrakech tanto acclamato dal Papa, il cardinale del Benin teme “che possa provocare l'esatto contrario”. “Sappiamo che a breve vi sarà in Europa uno squilibrio pericolosissimo a livello demografico, culturale e religioso”.
 

Dal Patto di Marrakech alle professioni di fede immigrazionista di Papa Francesco a Rabat


Un mese prima, il 31 marzo 2019, durante il suo incontro (viaggio apostolico) coi migranti al centro Caritas diocesano di Rabat, in Marocco – incontro che ha confermato peraltro gli impegni presi dalla Conferenza Intergovernativa di Marrakech dell'11 dicembre 2018, la quale ha ratificato l'adozione del “Patto di Marrakech” – Francesco ha riaffermato la sua opposizione a ogni restrizione dell'immigrazione e si è pronunciato in particolare a favore del “rilascio di passaporti umanitari” e della generalizzazione del “raggruppamento familiare”. [sulle implicazioni del 'Patto di Marrakesh' Del Valle ha scritto anche qui]
 

In tale occasione il sovrano pontefice argentino ha assicurato ai “migranti”: “Non siete persone marginali, siete al centro del cuore della Chiesa”, giacché per un cristiano il migrante è “il Cristo stesso che bussa alle nostre porte”. Acclamando il Patto di Marrakech (“Global Compact”), presentato come un “passo avanti”, il papa ha ripreso i suoi famosi “quattro verbi” preferiti che definiscono la sua nozione di immigrazione: “accogliere, proteggere, promuovere, integrare”, che “deve” essere un punto di riferimento per tutti. Questi quattro verbi meritano di essere spiegati, poiché sono la quintessenza stessa della vulgata cosmopoliticamente corretta di tutte le lobby immigrazioniste:

  1. “Accogliere offrendo ai migranti/rifugiati le maggiori opportunità di ingresso sicuro e legale” contro le “forme d'espulsione collettiva” che non “devono essere accettate” (un riferimento al blocco della “rotta marocchina” che mira a impedire l'ingresso in Europa attraverso le enclaves spagnole in territorio marocchino Ceuta e Melilla, protette da muri).

  2. “Proteggere” o assicurare la difesa “dei diritti e della dignità tanto dei migranti come dei rifugiati, indipendentemente dal loro status migratorio […]; la loro protezione dev'essere assicurata innanzitutto lungo le rotte migratorie […]. Garantire a tutti un'assistenza medica, psicologica e sociale adeguata per restituire la dignità a chi l'ha perduta nel cammino”.

  3. “Promuovere i migranti, perché nessuno è un rifiuto umano”. “Le società che li accolgono si arricchiranno se sapranno valorizzare al meglio il contributo dei migranti prevenendo ogni tipo di discriminazione e ogni sentimento xenofobo”.

  4. “Integrare costruendo una società interculturale e aperta” con “città accoglienti, pluraliste e attente ai processi interculturali, capaci di valorizzare la ricchezza delle differenze nell'incontro con l'altro”. Nell'aereo che lo riconduceva dal Marocco a Roma, Francesco ha dichiarato – utilizzando una fraseologia cosmopoliticamente corretta compatibile in ogni suo punto con la visione della sinistra internazionalista e delle ONG no borders finanziate da George Soros –: “Chi costruisce muri finisce per rimanere prigioniero dei muri che costruisce. Ho pianto quando ho visto del filo spinato e delle lame che saranno usati per i muri. Ho pianto perché tanta crudeltà non ha spazio nella mia testa e nel mio cuore, e ancor meno lo ha il vedere gente che annega nel Mediterraneo. È vero che molte persone – e non solo i cattolici – sono angustiate dalla paura. Ma quest'ultima è indotta dalle prediche dei populisti. Si semina la paura. Ma la paura è l'inizio della dittatura. L'Europa è nata dalle immigrazioni, che sono la sua ricchezza”.

In poche parole, se si traducono queste affermazioni (piene di generalizzazioni demonizzatrici) di un personaggio che ha l'abitudine di dire: “Chi sono io per giudicare?”, l'esigenza legittima dei “populisti” al governo di controllare le migrazioni e impedire l'immigrazione illegale sarebbe dunque l'“inizio della dittatura”. Si può capire immediatamente di quale genere di “dittatura” si tratta per il politicamente correttissimo papa adepto della “reductio ad Hitlerum” indiretta.
 

Secondo Francesco, l'accoglienza dei migranti ha la priorità sull'interesse nazionale e culturale delle nazioni (occidentali)


Lungi dal giudicare una necessità primordiale la difesa e la preservazione dell'identità cristiana dell'Europa, e quindi della sua stessa Chiesa cattolica e romana, il papa ha invece spesso sostenuto che l'ideale per l'Europa sarebbe una “società multiculturale” e che l'Unione Europea deve accettare la presenza crescente dell'islam e delle culture extra-europee. Nell'estate del 2017, il messaggio annuale del papa in occasione della “104ª giornata mondiale del migrante e del rifugiato” elencava “21 misure” sottoposte ai paesi d'accoglienza il cui filo conduttore consisteva nell'impedire agli Stati-nazione l'esercizio della loro “prudenza” legittima in materia di accoglienza dei migranti.
 

Così, il papa ha dichiarato esplicitamente sospetta e immorale l'idea stessa della regolamentazione dei flussi migratori per mezzo del rifiuto di alcuni dei migranti. Nella sua densa lettera di cinque pagine inviata in occasione di quella “giornata mondiale del migrante e del rifugiato, la Santa Sede ha emesso “21 misure concrete” che riassumono perfettamente il suo pensiero sulla questione delle migrazioni e che declinano i famosi “4 verbi” enunciati qui sopra. Lo spirito di questa lettera sulle migrazioni – che esordisce con questa emblematica frase introduttiva: “Ogni immigrato che bussa alle nostre porte è un'occasione di incontro con Gesù Cristo, che va identificato con lo straniero di ogni epoca, accolto o rifiutato” – mira, tanto nei paesi d'origine come in quelli d'accoglienza, a rendere legale e dunque irreversibile l'immigrazione illegale. Vero è che la questione dell'accoglienza dei migranti e dei rifugiati è una priorità assoluta per il pontificato del papa argentino, che la vive come una sorta di riabilitazione della Chiesa per mezzo di un rilancio cosmopoliticamente corretto che permetterebbe così di espiare di fronte ai media e alle lobby produttrici di “pensiero unico” le crociate, l'Inquisizione, la colonizzazione e forse anche gli scandali che hanno tanto infangato una Chiesa in realtà infiltrata dai suoi nemici a partire dal Concilio Vaticano II, di cui peraltro l'ex-papa Ratzinger (Benedetto XVI) ha denunciato in una recente scritto molto severo le distorsioni e le derive [qui].

Ecco gli estratti principali di queste “21 misure di Papa Francesco per l'immigrazione”:

  1. Sviluppare “possibilità di ingresso sicure e legali” nei paesi di destinazione per mezzo della “concessione di passaporti umanitari” rilasciati in modo “esteso e semplificato” e favorire “il raggruppamento familiare”.

  2. Moltiplicare i “corridoi umanitari per i rifugiati più vulnerabili”.

  3. Creare un sistema di “passaporti speciali provvisori” per “quanti fuggono dalle guerre”.

  4. Non ricorrere alle “espulsioni collettive e arbitrarie”.

  5. “Dare sempre la priorità alla sicurezza personale su quella nazionale”.

  6. Trovare “soluzioni alternative alla detenzione degli immigranti illegali”.

  7. Creare nei paesi d'origine un sistema d'immigrazione legale per agire “contro le pratiche di assunzione illegali” attraverso un iter amministrativo.

  8. Nei paesi d'arrivo, “garantire ai migranti assistenza consolare”, il “diritto di portare sempre con sé i documenti d'identità”, l'accesso alla giustizia, “la possibilità di aprire conti correnti”, la “garanzia del supporto vitale minimo”.

  9. Che nei paesi d'arrivo sia concessa “la libertà di movimento, la possibilità di lavorare e l'accesso ai mezzi di telecomunicazione”.

  10. Fondare “programmi di reintegrazione professionale e sociale” per quanti desiderano rientrare nel loro paese.

  11. Proteggere i “migranti minorenni” evitando “ogni forma di detenzione” e garantendo loro “l'accesso regolare all'istruzione primaria e secondaria”.

  12. Concedere la nazionalità a tutti i figli “dalla nascita” (ius soli generalizzato).

  13. Lottare contro “la condizione di apatridi” di migranti e rifugiati.

  14. Accesso illimitato di migranti e rifugiati “all'assistenza sanitaria e al sistema pensionistico nazionale” e “trasferimento dei loro contributi in caso di rimpatrio”.

  15. Garantire a “tutti gli stranieri presenti sul territorio la libertà di professione e di pratica religiosa”.

  16. Promuovere “l'inserimento socio-professionale dei migranti e dei rifugiati […], ivi compresi i richiedenti asilo […], e la possibilità di lavorare e seguire corsi di formazione”.

  17. Prevenire gli “abusi” del lavoro produttivo dei “migranti minorenni”.

  18. Favorire “il raggruppamento familiare, compreso quello dei nonni, dei fratelli, delle sorelle e dei nipoti, senza mai farli dipendere dalle disponibilità economiche”.

  19. Rafforzare l'assistenza e il sostegno ai migranti, ai rifugiati, ai richiedenti asilo “portatori di handicap”.

  20. Aiutare di più i paesi in via di sviluppo che accolgono rifugiati.

  21. Integrare l'“identità culturale” dei migranti “senza sopprimerla”.

Zimbello della farsa del “dialogo islamico-cristiano” o complice delle lobby islamiche mondiali che vogliono islamizzare l'Europa?


Dal Vaticano Papa Francesco ha lanciato numerosi e vibranti appelli per la difesa dei musulmani Rohingya perseguitati dai buddisti nazionalisti in Birmania. In Europa, egli ha denunciato spesso l'“islamofobia” dei “populisti” e non ha perso mai occasione per affermare che la violenza dei terroristi non ha “nulla a che fare con la religione musulmana, religione di pace”, adottando così una posizione radicalmente opposta rispetto a quella del suo predecessore Benedetto XVI che aveva stabilito un legame tra l'islam, la violenza e l'assenza della ragione nel suo famoso discorso di Ratisbona del settembre 2006.
 

Jorge Mario Bergoglio ha dimostrato in molte occasioni che la sua compassione va di preferenza agli immigrati maomettani lavando i piedi di prigionieri musulmani, facendo “dichiarazioni comuni” con responsabili musulmani, affermando che l'Europa “egoista”, “ricca” e “materialista” e i cristiani in generale devono “aprirsi all'islam” e alle popolazioni musulmane, etc. Questa “preferenza islamica” e questo immigrazionismo Bergoglio li professa a ogni piè sospinto. Eppure, non si esprime mai in termini duri contro i massacri di cristiani in Sudan, nel Mali, nel Burkina Faso, in Nigeria, in Egitto, in Iraq, nei paesi del Golfo o in Africa del Nord. Obbedendo alle ingiunzioni del neo-sultano Erdogan, che nel 2004 ha preteso (nel contesto della candidatura e dell'apertura dei negoziati per l'adesione della Turchia all'Unione Europea) che l'Europa dimostrasse di NON essere un “club cristiano”, lo scorso 16 aprile il papa ha ostentatamente fatto imbarcare dodici rifugiati siriani musulmani – ma nessun rifugiato cristiano – nel suo aereo, su cui rientrava a Roma tornando dall'isola greca di Lesbo (dopo aver visitato un campo di migranti e aver denunciato l'egoismo europeo).[qui]
 

I cristiani della Siria, che sono tuttavia proprio i più esposti al pericolo, non hanno né apprezzato né compreso questa “preferenza”. Un altro esempio: rientrando dalla Polonia, Bergoglio ha dichiarato solennemente il suo amore per l'islam facendo perno sull'ecumenismo beota post-Vaticano II, secondo il quale tutte le religioni sarebbero religioni dell'amore necessariamente destinate a comprendersi tra di loro. Nella sua rivista anglofona Dabiq, lo Stato Islamico ha peraltro risposto al papa con toni beffardi: “Il papa combatte contro la realtà quando si sforza di presentare l'islam come una religione di pace, dato che esso ingiunge ai veri credenti di sguainare la spada del jihad, che è oltretutto il loro dovere più grande: imporre la legge di Allah con la spada è un obbligo basato sul Corano, che è la parola di del nostro Signore... Anche se smetteste di bombardarci, di gettarci in prigione, di torturarci, di istupidirci e di usurpare le nostre terre, continueremmo a odiarvi; anche se pagaste lo jizya [imposta per gli infedeli] e viveste umiliati sotto l'autorità dell'islam, continueremmo a odiarvi. Perché il Corano ci ordina di farlo. Quindi cesseremo di odiarvi solo quando avrete abbracciato l'islam”. La stessa risposta, ahimè ancor più credibile perché emana da un dirigente di uno dei paesi musulmani più potenti, erede dell'Impero Ottomano, è stata recentemente offerta dal presidente neo-sultano turco Recep Tayyip Erdogan: “Non esiste un islam moderato. L'islam è l'islam”.
 

Quando il papa, poco dopo gli attentati a Charlie Hebdo del gennaio 2015, ha dichiarato “se parlo di violenza islamica, vi devo anche parlare di violenza cattolica”, facendo allusione ai crimini di stampo mafioso perpetrati in Italia, ha messo sullo stesso piano cattolici e musulmani, come se esistesse una “violenza cristiana” terrorista che sgozza e fa saltare in aria i cristiani così diffusa, universale e mortifera come quella islamista-jihadista! Come se i criminali italiani e i mafiosi uccidessero “per Dio” o gridando “Gesù è grande”...
 

Mettendo sullo stesso piano le due religioni, il papa mortifica così la propria – che dovrebbe invece difendere in quanto “la migliore” – minimizzando allo stesso tempo la violenza islamista e assolvendola dalle sue responsabilità e dal suo dovere di riformarsi rendendo caduche le fonti del Corano e della sharia che appellano alla violenza jihadista. All'inizio del febbraio 2019, durante il suo viaggio negli Emirati Arabi Uniti, Papa Francesco ha così firmato (in tutta continuità “ecumenica”) insieme al gran imam dell'Università Al-Azhar del Cairo un Documento “per la pace mondiale e per la coesistenza comune” di rara ingenuità accompagnata da una inquietante ambiguità.
 

Scegliendo proprio il gran imam di Al-Azhar, Ahmed Al-Tayeb, autore di una dichiarazione ufficiale che compara i cristiani trinitari a “politeisti teofagi”, il papa ha ceduto al pentimento e al “riconoscimento a senso unico dell'Altro”: nel Documento le libertà occidentali vengono presentate come relative, mentre i musulmani avrebbero il diritto di esigere l'applicazione della sharia ovunque, anche in Europa, per mezzo di atti giudiziari... Il testo comune afferma che l'Occidente patirebbe una “malattia spirituale” di cui il mondo musulmano possiederebbe “l'antidoto”.
 

L'elogio della “libertà di credo, di pensiero, d'espressione e d'azione” presente all'interno del documento islamico-cristiano potrebbe sedurre, ma quando si sa che in territorio islamico la libertà di credo e di scegliere la propria religione esiste solo a senso unico, mentre l'apostasia – incoraggiata da un cristiano – è punita con la morte da un musulmano, si rimane sbalorditi dal grado di ingenuità e dal carattere barcollante di questo “dialogo tra imbecilli” islamico-cristiano.
 

Infine, se la dichiarazione passa sotto silenzio quello che l'Oriente trova di benefico nella cultura occidentale (di fatto nulla!), essa invita al contrario “l'Occidente a trovare nella cultura orientale rimedi per alcune sue malattie spirituali e religiose causate dal dominio del materialismo”... Tra parentesi, stiamo ancora aspettando la reazione indignata del papa dopo la reintroduzione della lapidazione per gli adulteri e gli omosessuali nel Sultanato del Brunei, in conformità con la sharia reintrodotta ufficialmente ma che per Bergoglio non avrebbe “nulla a che fare con la violenza”... O di fronte alla proibizione della celebrazione delle festività cristiane nelle Maldive, o alle leggi che puniscono il proselitismo cristiano in tutti i paesi musulmani salvo il Libano e l'Albania...
 

A proposito dell'11 settembre 2001, il gran imam di Al-Azhar e “il suo amico” papa denunciano un “attentato a causa del quale l'islam e i musulmani hanno pagato un prezzo molto caro”, ma affermano che “le religioni divine sono completamente innocenti e non sono responsabili dei movimenti e dei gruppi armati, chiamati recentemente terroristi, qualsiasi sia la loro religione d'appartenenza, la loro dottrina o il loro pensiero”. Affermando anche lui che “le religioni non incitano mai alla guerra”; che “il dialogo tra i credenti […] consiste nell'evitare le discussioni inutili”; che “il deplorevole terrorismo […] non si deve alla religione […] ma all'accumulo di interpretazioni erronee di testi religiosi, alle politiche che affamano la gente, alla povertà, all'ingiustizia, all'oppressione, all'arroganza”, Papa Francesco agisce forse come un gesuita seguace dei discorsi “sovversivi a fin di bene”, ma non come un uomo di Verità. Solo la Verità libera. E solo un discorso franco può costituire la base di un dialogo autentico.
 

Utilizzando il linguaggio “islamicamente corretto” della negazione e non denunciando mai il fatto che i paesi musulmani e la legge della sharia perseguitano da sempre i cristiani basandosi sui loro testi sacri (Corano, hadith, sharia, etc.), rifiutando di esigere da parte dell'islam lo stesso sforzo di autocritica e di riforma che la Chiesa conciliare ha imposto a se stessa battendosi il petto ininterrottamente a partire dal Concilio Vaticano II, il papa fa la parte dello zimbello della farsa islamico-cristiana. E alle sue dichiarazioni lenitive, lontane dalla realtà e dalla franchezza – le vere condizioni di un'amicizia reciproca – preferiamo di gran lunga quelle dell'intellettuale musulmano riformista Abdennour Bidar che scrive: “Invece di ripetere sterilmente che il vero islam rispetta i diritti dell'uomo e degli esseri viventi, noi […] ci mobilitiamo per costruire una nuova cultura islamica che sia l'espressione autentica di questo rispetto!”.

 

[Traduzione di Antonio Marcantonio]

 

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