Macron presidente. "Vincono la cultura woke e l'influenza islamica"

Emmanuel Macron ha vinto il secondo mandato nel ballottaggio di domenica 24 aprile. Per il politologo Alexandre Del Valle ha contato il peso dell'appoggio dei media e del grande capitale. Conta anche una fallimentare campagna elettorale della Le Pen, troppo "normalizzata" e l'apporto decisivo degli elettori di estrema sinistra che avevano votato Mélenchon al primo turno. E conta il voto islamico. Ma se avesse vinto la Le Pen? "Sarebbe stato molto più complicato governare di quanto non lo sia stato per Trump"





Emmanuel Macron vince anche il secondo mandato, non succedeva dai tempi di Jacques Chirac. Marine Le Pen è rimasta per il mondo dei media internazionali, che ormai hanno giurisdizione incontrastata sulle coscienze globali, la figlia più giovane di Jean-Marie Le Pen, la figlia di un negazionista dell'Olocausto, l’islamofoba e populista che “guida un ottuso fronte contro l’Europa”. Ma il suo resta risultato storico: conquista circa due milioni di voti in più.


Ne parliamo con Alexandre Del Valle, politologo, saggista, giornalista, professore e specialista di geopolitica e Medio Oriente. La mondialisation dangereuse è uno dei suoi ultimi lavori.


Era un risultato scontato? Macron è l’uomo del sistema. Mélenchon e Le Pen sono i nemici per antonomasia. Ha vinto l’uomo dell’Europa, delle multinazionali, delle industrie. L’uomo dei media, e i media oggi non sono altro che gli impiegati dei grandi gruppi industriali. Era molto difficile uno scenario differente.


L'astensionismo non ha mai raggiunto percentuali come in questa elezione. Cosa significa? Macron è di nuovo il presidente della Francia politicamente corretta, colta e elitaria da un lato. Ma anche della classe "media": l'ha sostenuta con sussidi e aiuti statali durante il Covid.


Il “campione” dell’estrema sinistra, Jean-Luc Mélenchon, ha dato (senza dirlo esplicitamente) il suo endorsement al “presidente dei ricchi”, come per cinque anni ha apostrofato Macron. Vuol dire che gli avversari di Macron non sono stati in grado di sfidarlo, di chiamare i francesi a riprendersi ciò che l’alta finanza, il “sistema”, gli ha sottratto?

In Francia la sinistra e l'estrema sinistra sono sempre antifasciste prima ancora di dirsi anticapitaliste. L’uomo della sinistra radicale ha semplicemente lavorato di strategia: l’obiettivo è diventare il primo ministro di un governo di cohabitation.


In che modo? La Costituzione di De Gaulle è la più presidenzialista del mondo democratico. Dà al presidente un potere anche più grande di quello di cui gode il suo omologo negli Usa. Ma quando succede che la maggioranza del governo non è solo espressione del presidente, allora c’è la coabitazione alla francese: la condivisione dello strapotere dando molto più spazio al primo ministro.


Ecco Mélenchon. Esatto. La sua è una fine strategia. S’è detto: "non ostacolo Macron, piuttosto metto un freno ai voti per Le Pen. Mi dovrà ringraziare in qualche modo". Mélenchon sa che una parte dei suoi elettori non è trockista, ma semplicemente contro il “sistema” odierno. Motivo per il quale in tanti, anche se piuttosto di sinistra, avrebbero votato Le Pen. E il programma della nuova Le Pen è un programma molto proletario, quasi anticapitalista.


Quindi? Quindi il suo appello a non dare "nessun voto all'estrema destra" aveva come scopo di limitare lo spettro dell'alleanza temuta da tutti. Quella che ho chiamato "rosso-nera", nel mio saggio sugli estremismi pubblicato in Italia nel 2010 (Rossi Neri Verdi, Lindau).


Mélenchon al primo turno ha vinto in tutte le città a maggioranza islamica. C’è stato un accordo con i Fratelli Musulmani? I partiti e le organizzazioni trozkiste fecero un accordo vero con i fratelli musulmani e altre forze panislamiche negli anni '90 in chiave rivoluzionaria, terzomondista anti-occidentale e pantotalitaria. Mélenchon si è semplicemente posto a baluardo del musulmano che si sente perseguitato dal carnefice individuato nel ‘bianco cristiano’.


In che senso? I socialisti francesi sono woke alla Trudeau in Canada. Imperniati sulla mentalità ipermondialista-multiculturalista, dalla parte di teorie gender e lgbtismo, agli antipodi dei musulmani. Ma quest’ultimi si sentono difesi, paradossalmente. Perché con tipi alla Mélenchon è più facile aprire nuove moschee e violare le regole dell’immigrazione che con cattolici tradizionalisti anti-woke o conservatori e identitari alla Orbán. E questo ha creato, senza accordi formali, un appoggio enorme della fratellanza musulmana al partito socialista.


Anche Sarkozy fece un vero accordo con i fratelli musulmani. È stato lui a creare il consiglio dell’islam francese e ci ha messo a capo la Fratellanza. Ha fatto un accordo statale. Eppure votarono contro di lui.


E perché? Capirono che l’immigrazione sarebbe stata ostacolata. Gli islamici radicali votano in maniera pragmatica. Meglio un sinistrorso che tifa per i trans che un reazionario cattolico. Il calcolo non è sull’ideologia, ma su chi non ostacola la loro strategia di espansione: il loro obiettivo è la conquista dell’Occidente.


La grande moschea di Parigi con il suo rettore algerino ha dato il sostegno a Macron. Gli algerini hanno avuto la forza di cambiare il risultato? L’Algeria ha tutto l’interesse ad usare la sua comunità come cavallo di Troia nella politica francese. L’immigrazione algerina è stata massiccia e oggi sono una minoranza che può essere tranquillamente una quinta colonna, con ampia capacità di ingerenza.


Anche nell’ultimo dibattito Macron non si è neanche sforzato di apparire meno arrogante ed aggressivo. È emersa chiaramente un’assenza totale di empatia con il popolo francese. Si sente le spalle coperte dalle élite globaliste? Lo vedono come il salvatore del progetto europeo. Non ha un carisma enorme come Sarkozy - solo chi lo ha sentito può capire di cosa parlo -, ma è capace di catalizzare l’affetto dei giovani essendo un wokista, un Trudeau francese. Per Macron, la minigonna, la donna velata e il trans sono uguali: incarna l’ideologia ufficiale dell’Occidente, non è uno controcorrente.


In tutta la campagna elettorale il terrorismo islamico è sembrato non essere più un problema, eppure era il cavallo di battaglia della Le Pen. In Francia quindi, pericolo scampato? Marine è diventata una professionista della politica. Ha capito che per il francese medio, oggi, il nemico che i media ti lasciano percepire è il russo biondo, zarista, fascista, sovietico, non l’islamista che mette bombe.


Ah, quindi per arrivare al cuore della gente non devi parlare di islam. Ma non c’è riuscita troppo lo stesso. Cosa avrebbe dovuto dire, allora? Imputare a Macron le sue responsabilità. Con tranquillità spiegargli che non ha saputo combattere l’islamismo e l’insicurezza, conseguenza diffusa e diretta dell’immigrazione incontrollata. Che la sua retorica sul separatismo islamista non ha prodotto nessuna misura concreta.


D’altronde ci sono dati e fatti che avrebbe potuto sfoderare. Tantissimi. Tra l’altro Macron è circondato dai Fratelli Musulmani, li ama e li ha corteggiati fingendo di combatterli. Avrebbe potuto attaccarlo. C’è anche la vicenda di M’jid El Guerrab, deputato magrebino di En Marche che ha mandato in coma - colpendolo con il casco - Boris Faure, segretario della federazione socialista e che non ha fatto un giorno di prigione.


El Guerrab si è difeso dicendo di essere stato provocato. Non si è mai scusato. Il partito non lo ha condannato, ma gli ha persino permesso di ricandidarsi. La Le Pen avrebbe potuto chiedergli: come fa En Marche a parlare di sicurezza?


Il francese medio non sente più il pericolo dell’islamismo? È terrorizzato dalle banlieue e dall’islam in generale. Ha paura della guerra civile che potrebbe davvero verificarsi tra musulmani e non, e allora spera che con un po’ di multiculturalismo come in Belgio, non ci siano più problemi di terrorismo.


Per questo la Le Pen non ha toccato troppo l’argomento? Marine ha capito che c’è una paura più urgente, tangibile: la fame. Grano, benzina, occupazione insieme a potere d'acquisto sono le nuove priorità che lanciano ad una distanza siderale il problema islam, specie se non vivi in un quartiere islamizzato. Anche se Macron è completamente d’accordo con le sanzioni che avranno conseguenze disastrose sull'economia.


Cosa sarebbe successo se la Le Pen avesse vinto? Sarebbe stato molto più complicato governare di quanto non lo sia stato per Trump. Avrebbe avuto tutto il sistema contro di lei, dai media alla Commissione europea. Basti vedere Orbán. La stessa settimana in cui si è opposto alle sanzioni contro la Russia e ha accettato di pagare il gas in rubli, è subentrato un meccanismo che blocca i fondi europei ungheresi. Così, per caso. Strutturalmente Marine sarebbe stata perseguitata.


Motivo per cui i francesi non l'hanno votata in massa? Se siamo obbiettivi, senza dare un giudizio negativo o positivo, è ovvio che una parte non piccola di francesi che la pensano come Le Pen o Zemmour, hanno votato per Macron al secondo turno nel terrore di una Francia sprofondata nel caos in caso di vittoria di Marine: il suo governo sarebbe stato combattuto da tutti, e poi violenza interna ed isolamento esterno con tutte le conseguenze economiche e istituzionali del caso.

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