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Alexandre Del Valle: « L’Occidente non guida più il mondo »

  • il y a 9 minutes
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Club Italie-France : Negli ultimi anni, il sistema internazionale sembra aver definitivamente abbandonato la fase unipolare dominata dagli Stati Uniti. Siamo già entrati in un vero ordine multipolare o siamo ancora in una fase di transizione?




Alexandre Del Valle : Siamo senza dubbio in una fase di transizione globale geostrategica e diplomatica. I recenti conflitti in Ucraina e nel Golfo arabo-persico, insieme alla crescente influenza della Cina e le sue pretese irredentiste nel Mar Cinese Meridionale e su Taiwan, suggeriscono un passaggio verso un ordine multipolare. Tuttavia, questa transizione è complessa, irregolare e il multipolarismo che ne emergerà sarà necessariamente imperfetto, disuguale e dominato dagli attori imperiali o neo-imperiali più potenti e più determinati a cambiare il sistema. Le recenti visite di Donald Trump e Vladimir Putin in Cina a maggio 2026 evidenziano il tentativo di consolidare alleanze strategiche e ridefinire le gerarchie di potere regionali e globali.


Club Italie-France : Quali sono oggi, secondo lei, i veri poli di potere che stanno strutturando il nuovo equilibrio globale?


Alexandre Del Valle : I principali poli di potere includono gli Stati Uniti, la Cina, la Russia e, in prospettiva molto vicina, l’India, ma anche potenze regionali emergenti o riemergenti come Brasile, Turchia, Indonesia e Iran. La loro interazione sta ridefinendo il panorama geopolitico, specialmente in Medio Oriente, Europa orientale e Asia. Le vecchie potenze europee (Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna) e il Giappone restano importanti, ma il loro statuto di alleati subordinati degli Stati Uniti ne limita fortemente l’autonomia geostrategica.


Club Italie-France : La rivalità tra Stati Uniti e Cina è spesso descritta come una nuova Guerra fredda. Ritiene che questa analogia sia corretta o che il confronto attuale abbia caratteristiche completamente diverse?


Alexandre Del Valle : L’analogia è in parte corretta, ma presenta differenze significative. A differenza della Guerra Fredda, oggi esiste una forte interdipendenza economica globale. Più che una nuova guerra fredda bipolare, stiamo vivendo una transizione geopolitica globale con tre attori principali capaci di modificare i rapporti di forza: Cina, Stati Uniti e Russia. Da una parte c’è il blocco occidentale che intende preservare l’Ordine Internazionale Liberale (OIL) universalista; dall’altra il blocco russo-cinese e i suoi alleati (Iran, Corea del Nord) che lo contestano apertamente. Accanto a questi esiste però un terzo polo di paesi «multiallineati» (India, Turchia, Emirati, Egitto, Brasile, Arabia Saudita, Indonesia, Sudafrica, ecc.), pragmatici e non allineati rigidamente, che interagiscono con entrambi i blocchi. Sono proprio questi attori, insieme ai BRICS e all’OCS, a spingere verso un nuovo sistema internazionale più equilibrato e meno occidentale-centrico. Questo nuovo ordine post-occidentale non è ancora compiuto: sarà il risultato dei negoziati in corso, una sorta di «Yalta 2.0». Potrà emergere in modo relativamente pacifico attraverso compromessi pragmatici, oppure in modo molto più violento se l’Occidente rifiuterà ogni ridistribuzione di potere. In quest’ultimo caso si rischierebbe una Terza Guerra Mondiale. L’Europa, in particolare, rischia di trovarsi in posizione vulnerabile, più bersaglio che attore decisivo. L’unica via equilibrata di lungo periodo è accettare il multipolarismo.


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