Il viaggio in Iraq del Papa più filo-islamico di tutti i tempi

Chiesa e post concilio Dove sta andando la Chiesa cattolica? La Chiesa Una Santa è viva e immacolata nel Suo Sposo; ma una parte di quella visibile rischia di subire una 'mutazione genetica' o questa è già avvenuta nostro malgrado e ne stiamo vedendo gli effetti? Ci confrontiamo per "resistere", nella fedeltà.

giovedì 4 marzo 2021 Il viaggio in Iraq del Papa più filo-islamico di tutti i tempi Quello di papa Francesco in Iraq dal prossimo 5 all’8 marzo è il primo viaggio apostolico in un Paese a maggioranza sciita, che ha vissuto quattro conflitti negli ultimi quattro decenni, ma anche il primo dell’era pandemica. Viene enfatizzato in chiave interreligiosa come “nel segno di Abramo” e ciò ci richiama al fraintendimento sui monoteismi e sull'unico Dio, di cui ci siamo già occupati qui - qui - qui. Orami è a ruota libera, inarrestabile e senza freni in una china rovinosa per la Chiesa e per le anime. Sono in programma incontri con importanti leader religiosi sull'ormai consolidato letmotiv della Fratelli tutti [qui] e della Dichiarazione di Abu Dhabi [qui]. Ricevo e sono lieta di pubblicare, proprio sull'onda dello scalpore suscitato da questo viaggio, i testi di due recenti interviste ad Alexandre del Valle, professore e commentatore politico italo-francese, famoso per i suoi studi sull’estremismo islamico del quale abbiamo ospitato diversi interessantissimi articoli. La prima intervista è stata rilasciata al portale portoghese Dies Irae; la seconda al reporter Colm Flynn di EWTN. (M.G.) Alexandre del Valle considera Francesco “il Papa più filo-islamico di tutti i tempi nella storia della Chiesa” 1. Grazie mille, innanzitutto, per averci concesso, in esclusiva, questa intervista. Potrebbe spiegare brevemente ai nostri lettori quando e come sono emersi, nel suo orizzonte mentale, lo studio e l’interesse per la geopolitica in Medio Oriente e il suo corollario religioso – l’Islam – nei suoi vari aspetti? Grazie a Lei. La domanda è molto importante per me e per i lettori, perché in sociologia politica e anche nella mia disciplina geopolitica, si sa che l'obbiettività totale non esiste tra gli uomini, e che bisogna dire (se si è onesti intellettualmente) o sapere "di cosa si parla". Quindi il mio interesse per il Medio Oriente e l'Islamismo radicale è cresciuto poco a poco dall'età di 18 anni, quando incontrai amici libanesi cristiani maroniti in Francia che mi spiegarono il conflitto libanese e la sofferenza dei cristiani che, dopo avere generosamente accolto nel loro paese (allora ancora in grande parte controllato dai cristiani) 500 000 palestinesi musulmani sunniti, furono "ringraziati" da questi ultimi con i massacri, le razzie e la trasformazione di Beyrouth in una base terroristica... Poi, sono andato due volte in Libano durante i miei studi di scienze politiche durante mesi e ebbi la fortuna di incontrare grandi docenti dell'Università cattolica-maronita di Kaslik che mi dettero molte informazioni e "piste" di riflessione sull'islam e la persecuzione delle minoranze non-islamiche nell'islam sunnita e quindi nei paesi cristiani. Di là, cominciai ad approfondire il tema dell'islam e dell'islam radicale, e poi del terrorismo islamico che trovò nel Libano un terreno di incubazione e di espansione negli anni 1980. 2. Per l’uomo occidentale, che non ha familiarità con il mondo islamico, come descriverebbe la situazione dei paesi che vivono sotto la legge della Sharia islamica?

Uno dei miei primi studi di ricerca pre-dottorato fu proprio dedicato a questo argomento: la legge islamica contiene il 99% delle atrocità, barbarie, violenze ed intolleranze spesso attribuite solo agli "estremisti islamici". Vi do alcuni esempi: la shariah prevede il massacro di tutti gli infedeli che non si sottomettono alle leggi superiori dell'islam, la morte dei pagani, apostati, blasfematori e anche cristiani e ebrei non sottomessi; la shariah prevede chiaramente 3 grandi inferiorità: schiavo vs maestro, donna vs uomo, e non-musulmano vs musulmano; e poi la shariah prevede chiaramente la necessità assoluta di conquistare tutto il mondo con il jihad della guerra eppure quello della parola e della furbizia/duplicità ("taqiya"), e l'islam sunnita ufficiale mai riformato che insegna questa shariah giustifica pienamente anche la crocefissione degli apostati, come succede legalmente in Arabia saudita, il massacro degli omosessuali e dei miscredenti che non accettano la supremazia islamica, oppure la proibizione degli strumenti di musica, le punizioni corporali, la lapidazione, l'infibulazione e l'uccisione delle donne, senza dimenticare la necessità di istaurare un califfato mondiale egemonico destinato a sottomettere il mondo intero. La conclusione di questa osservazione è che quelli che affermano che l'islamismo non avrebbe niente che a vedere con l'islam o dicono bugie o sono ignoranti... , e che sarà sempre impossibile finire con la minaccia dell'islamismo radicale fino a quando l'islam sunnita ufficiale non avrà fatto la sua riforma integrale teologica, giuridica e politica. Ricordiamo che i due centri più importanti dell'islam sunnita mondiale, l'Arabia saudita, cuore del salafismo e paese delle due città "sacre" (haram), La Mecca e Medina, e poi l'Università egiziana del Cairo Al-Azhar, non hanno mai accettato di cancellare, riformare o contestualizzare le disposizioni totalitarie, violenti e intolleranti dell'islam nelle sue dimensioni politiche, giuridiche e sociali. Non lo dicono i cosiddetti "islamofobi", ma tutti gli intellettuali musulmani moderati, laici, sinceramente pacifici. 3. Tra il 5 e l’8 marzo, Papa Francesco visiterà l’Iraq. I cristiani, una volta una grande comunità in questo Paese, hanno subito dure persecuzioni da parte della maggioranza islamica e, oggi, sono ridotti e umiliati. Quale panorama troverà il Pontefice da questo punto di vista in Iraq? Il dialogo ecumenico cattolico-islamico porterà risultati concreti? A pochi giorni dall'arrivo di papa Francesco in Iraq, le aspettative della Chiesa locale sono alte. “Ci auguriamo che la sua visita nel Paese aumenti la consapevolezza dei cristiani in Iraq. Il Papa incontrerà i responsabili cristiani e musulmani, fra cui il leader degli sciiti iracheni, il grande ayatollah Ali Al Sistani, visto come un uomo di pace per i cristiani d'Oriente. Ma temo che gli altri incontri interreligiosi che piacciono tanto al Papa Francesco siano non solamente inutili ma anche contro-producenti, se Il Papa non adotterà un discorso di franchezza esigente e di richiesta di reciprocità che non è mai esisto tra cristiani e musulmani, siano sciiti che sunniti. A che servirà l'incontro interreligioso previsto simbolicamente a Ur, nel sud dell'Iraq, città di origini degli Ebrei e quindi dei primi monoteisti, "patria di Abramo e delle tre religioni", se si limiterà a ripetere le solite idee politicamente e islamicamente corrette secondo le quali "Ebrei, cristiani e musulmani hanno un padre comune ad Abramo".


Temo che il Papa Francesco, il Papa più islamofile mai esistito nella storia della Chiesa, non oserà e non penserà neanche a denunciare - con rispetto ma anche con franchezza- l'assenza di reciprocità islamo-cristiana e il fatto che i paesi e autorità islamiche mondiali esigono in Occidente più moschee e diritto di convertire i cristiani all'islam mentre i cristiani sono perseguitati i quasi tutti i paesi musulmani e non vi possono costruire come vogliono nuove chiese. Il Papa adotterà secondo me un atteggiamento più politico-diplomatico che di verità teologica, perché non è il Papa della coerenza dottrinale come lo fu Benedetto XVI che oso' dire la verità sull'islam ma un Papa argentino che ignora cio' che è il mondo islamico e che sbaglia credendo che i cristiani saranno meglio trattati o "risparmiati" in cambio dei suoi discorsi "inter-religiosi" e dichiarazioni false secondo le quali il "vero islam è tollerante".. Spero che sarà ispirato dalla grazia dei martiri cristiani d'Irak e che avrà un discorso di verità, ma ne dubbio veramente... La verità è che sta andando in una zona dove i cristiani che erano 50 anni fa più 1,5 milioni e adesso sono meno di 250 000... e continuano tutti a provare di fuggire e emigrare in Occidente... Poi, se il Papa crede che la sua presenza "interreligiosa" in Irak fermerà l'emorragia dei cristiani e renderà più "aperti" o "amichevoli" i fondamentalisti islamici, sta sognando, perché al contrario, dalla parte degli integralisti, i "dialoghi interreligiosi" tanto voluti dai Papi cattolici (eccetto Ratzinger) dal Concilio Vaticano II mai condizionati da richieste di reciprocità sono essenzialmente percepiti come segnali di debolezza e quindi di incitazione a perseguitare ancor di più i cristiani obbiettivamente non difesi dai paesi occidentali in via di apostasia... Inoltre, pur sapendo perfettamente che il Papa non intende convertire nessuno al cristianesimo né annunciare la Parola, molti leader religiosi islamici iracheni stanno mostrando la loro ostilità al viaggio del Papa sui social e approfittano della sua venuta per fare credere che il cristianesimo occidentale starebbe provando di rilanciare le crociate o vorrebbe "provocare" i paesi musulmani col proselitismo cristiano... Da lì la tematica ossessiva sui "crociati". Pur essendo iper filo-immigrazionista e filo-islamico, Il Papa è presentato dagli islamici radicali e anche ortodossi, soprattutto sunniti, come "il re dei crociati che entra nel Paese come missionario”. 4. Nel suo ultimo libro pubblicato in Portogallo, O Complexo ocidental, [in Italia Il complesso occidentale] Lei, Professore, avverte del «virus della colpa collettiva», che si basa su diversi miti fondanti, come le Crociate, l’“oscurità” del Medioevo, la demonizzazione della Chiesa Cattolica il debito con al-Andalus, le accuse di schiavitù, colonialismo e razzismo a senso unico, la “globalizzazione felice” e le conseguenze delle politiche dell’Unione Europea. In una breve panoramica, potrebbe spiegare meglio questi fenomeni ai lettori portoghesi?

In questa parte importante del mio libro, spiego che una vera "guerra delle rappresentazioni" ha portato all’indebolimento mentale e identitario dell’Uomo europeo, colpito da una sindrome di colpevolizzazione cronica di stampo etnico-masochistico. Spiego che per sconfiggere questa malattia collettiva che è la colpevolizzazione generalizzata, bisogna porre i principali miti politicamente corretti a confronto con la ragione e con la realtà storica. Tali miti principali sono i seguenti: l’Occidente è “razzista”, “schiavista”, “islamofobo”; ha “distrutto il pianeta”, è “imperialista”, ha “umiliato” gli arabi, i musulmani e tutto il terzo mondo con le crociate e con la colonizzazione. La sua Chiesa per eccellenza, quella cattolica romana, ha “oppresso” i popoli autoctoni “convertendoli alla forza”, dall’Africa alle Americhe e all’Asia. Ha praticato la “tortura” e ucciso in massa in nome di Cristo per mezzo dell’Inquisizione. I re “cattolicissimi” hanno regnato durante mille anni di “Medio Evo barbaro” per mezzo della spada e del fanatismo, fino alla “liberazione” rappresentata dal Rinascimento, dall’Umanesimo e dai Lumi, che sono sfociati nella formidabile Rivoluzione Francese e nella religione umanista dei diritti dell’uomo. “Ignoranti” e “oscurantisti”, gli europei sono usciti dal Medio Evo “grazie ai saggi musulmani illuminati” che gli hanno “portato la scienza” antica e la filosofia greca, che essi stessi “hanno tradotto” e “trasmesso” all’umanità ma di cui l’Occidente si è impadronito… Il “debito dell’Occidente” nei confronti di questi imperi illuminati, “umiliati” dall’“aggressione crociata” sarebbe tanto imprescrittibile quanto la sua colpevolezza. Infine, il colmo dell’orrore raggiunto con la Shoah sarebbe il risultato “di mille anni di antisemitismo cristiano” e comporterebbe una responsabilità collettiva che non si limita ai soli tedeschi nazisti o ai loro governanti dell’epoca, ma che sarebbe un retaggio dell’Uomo bianco. Questa colpa indefinitamente imprescrittibile trasmessa dal sangue corrotto degli europei farebbe di loro, della loro religione (cristiana) e della loro etnia “il peggiore dei popoli”.


Mostro che in verità, Le crociate vengono spesso presentate dai propagandisti occidentali come il “peccato originale” fondatore della cristianità occidentale. Questa colpa fondamentale rappresenterebbe le radici remote del colonialismo europeo e dell’imperialismo occidentale e sarebbe anche la causa della violenza islamista e dell’anti-occidentalismo radicale dei Paesi musulmani, “traumatizzati dalle crociate”, la cui violenza anticristiana non sarebbe altro che una semplice “reazione” di fronte a un’imperdonabile violenza che avrebbero subito per primi… Lo stesso sionismo non sarebbe altro che il frutto dell’“imperialismo occidentale” al servizio dei nuovi “crociati ebrei” che sono andati a “insozzare i luoghi santi dell’islam”. In poche parole, il colonialismo arabo-musulmano e persino il terrorismo islamista non sarebbero altro che una “giusta punizione”… Questa rappresentazione costituisce una straordinaria frode intellettuale che deve essere fatta figurare negli annuali della disinformazione. Mentre l’Occidente colpevolizza gli autori delle crociate, che non furono tuttavia altro che reazioni legittime alle “crociate islamiche”, i Paesi e le organizzazioni musulmant affermano senza vergogna la loro volontà di sottomettere a Allah la capitale della cristianità. In cambio, i “malvagi” crociati europei rispetteranno sempre i due luoghi santi dell’Islam, la Mecca e Medina, senza mai conquistarli o razziarli. Però, oggi, sono gli Occidentali, cristiani, a chiedere “perdono” a Paesi musulmani che, da parte loro, non si pentono affatto di aver razziato Bisanzio e Roma… Sostenitori di quest’accusa riflessa, i paesi musulmani esigono continuamente che gli europei chiedano scusa per le crociate e per la colonizzazione, ma non si preoccupano in nessun momento di scusarsi loro stessi per le loro guerre colonizzatrici e per le piraterie barbaresche, per la schiavizzazione dei neri e degli europei – la colonizzazione islamica (Africa, Andalusia, Sicilia, Balcani, Indie) o i genocidi anticristiani (un milione e mezzo di armeni assiro-caldei della Turchia e 2 milioni di cristiani animisti del Sudan del Sud). È vero, il passato dev’essere superato e inoltre il dialogo islamico-cristiano sembra sorgere da un’intenzione lodevole, ma la reciprocità dovrebbe essere d’obbligo, e i Paesi musulmani che esigono che l’Occidente condanni i caricaturisti di Maometto farebbero bene a combattere l’anticristianesimo islamico, che è da parte sua assassino e dunque ben più grave rispetto a semplici satire.