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ESTERI, conflitti ed Europa. Francia: la «grandeur» di un presidente apparentemente in difficoltà

Quali sono le reali finalità del recente volontarismo bellicista di Emmanuel Macron? Le sue dichiarazioni relative alla possibilità di «inviare truppe dei Paesi della coalizione occidentale in Ucraina» rispondono a necessità di immagine sul piano politico interno oppure sotto c’è qualcosa d’altro? È indubbio che oggi l’inquilino dell’Eliseo si trovi in difficoltà, sia a causa del pregresso atteggiamento sia nei confronti della NATO (non molto tempo fa affermò infatti che aveva «l’encefalogramma piatto») che dell’Occidente in genere, almeno per quanto concerne il concreto sostegno all’Ucraina in guerra contro gli occupanti russi (finora Parigi ha contribuito per meno di un decimo di Berlino in termini di forniture di aiuti militari a Kiev). Ad avviso di Emmanuel Dupuy, presidente dell’Institut Prospective et Securité en Europe (IPSE), quella di Macron andrebbe interpretata come un’azione propagandistica priva di concreti sviluppi pratici. Su questa conclusione concorda in buona parte Alexandre Del Valle, politologo e saggista esperto di geopolitica e storia contemporanea, mentre se ne discosta Mario Giro, docente di relazioni internazionali, già viceministro degli Affari esteri e autorevole esponente della Comunità di Sant’Egidio. Le loro due diverse letture dei fatti sono state raccolte dai microfoni di insidertrend.it (registrazione audio A617)



In Europa come a Kiev tutti attendono la prevedibile controffensiva russa di primavera. Su l campo di battaglia le forze armate ucraine sono in difficoltà per tutta una serie di cause e la pressione esercitata dell’occupante diverrà tra non molto sempre più incrementale. Per contenere l’occupante, Volodymyr Zelensky ha bisogno di sia di munizionamento (in particolare proietti di artiglieria e missili) che di sofisticati sistemi d’arma, altrimenti il rischio è che il fronte possa crollare. E, se questo dovesse malauguratamente verificarsi, l’orso russo diverrebbe ancor più famelico, alimentando il suo impeto egemonico cercando di sbranare ulteriori vittime. L’elenco di paesi è nella lista da tempo: Transinistria (magari per cominciare), Paesi baltici e altri ancora.


IL MONITO DI LLOYD AUSTIN


Di questa minaccia a Washington si parla chiaramente. L’ultimo a farlo è stato  Lloyd James Austin, l’ex generale divenuto segretario alla Difesa degli Stati Uniti d’America. Egli, audito dal Congresso, ha sottolineato i pericoli insiti nella mancata approvazione del cosiddetto «pacchetto aiuti», cioè quei complessivi 95 miliardi di dollari destinati a finanziare paesi alleati in guerra o che per la sicurezza americana rivestono posizioni di particolare rilevanza sul piano strategico. Tra questi figura appunto l’Ucraina, alla quale è destinata la quota maggiore, i 60 miliardi che sosterrebbero in maniera vitale lo sforzo bellico del Paese. Austin ha altresì ammonito che una sconfitta militare ucraina si configurerebbe come il preludio di una successiva guerra tra la Federazione Russa e la NATO, poiché il Cremlino, che già ravvisa la debolezza dell’alleanza difensiva occidentale, ne approfitterebbe per attaccare ancora e se attaccasse i Baltici o la Polonia si dovrebbe applicare il noto articolo 5. Ma funzionerebbe davvero in questo modo?


MACRON E LE TRUPPE OCCIDENTALI IN UCRAINA


In precedenza, il presidente francese Emmanuel Macron aveva dichiarato pubblicamente la possibilità dell’invio in Ucraina di forze militari dell’alleanza occidentale, specificando successivamente che nel caso si tratterebbe di «truppe non combattenti». Ma, cosa intendeva esprimere con quelle parole l’inquilino dell’Eliseo? Per molti si è trattato di un’azione sul piano propagandistico diretta principalmente sul piano interno, ma non esclusivamente, e soprattutto priva di concreti sviluppi pratici. Di questo avviso anche il politologo e analista Emmanuel Dupuy, presidente dell’Institut Prospective et Securité en Europe (IPSE), che ritiene Macron in collera con la Presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni’ in quanto «colto di sorpresa dalla mossa politica di quest’ultima, che è andata a presiedere il G7 a Kiev in occasione del secondo anniversario dall’aggressione militare russa». Dupuy afferma che Macron, a sua volta, avrebbe dunque voluto «sorprendere tutti con una prova di forza».


L’ELISEO IN DIFFICOLTÀ RILANCIA SUL PIANO PROPAGANDISTICO


Al riguardo, Dupuy aggiunge che si sarebbe trattato «dell’iniziativa di un presidente sotto pressione che vorrebbe mostrare all’opinione pubblica i risultati della sua agenda ucraina», questo dopo il fallimento dei suoi tentativi di mediazione e compromesso con Putin. Tuttavia, né in Francia e neppure in Europa parrebbe poter ottenere consensi a questa proposta, ammesso che essa sia davvero concreta. «Egli – prosegue Dupuy – avrebbe potuto giungere a un risultato concreto con l’aumento degli aiuti europei a Kiev, dunque, adesso ha voluto alzare la voce per dimostrare che la Francia è un paese leader nella coalizione che sostiene l’Ucraina, presentandosi come il suo leader, anche se finora non ha contribuito molto in termini di aiuti militari, meno di un decimo rispetto, ad esempio, da quanto fornito dalla Germania». Il politologo presidente dell’IPSE conclude la sua critica sottolineando il fatto che Macron sia attualmente sotto pressione a causa delle dure proteste degli agricoltori e per la forte opposizione nei suoi confronti alle prossime elezioni europee, «quindi si è visto costretto a mostrare a livello internazionale, con il vertice sull’Ucraina di lunedì e con il successivo meeting col Qatar, che sta agendo su terreni sui quali altri non sono attivi».


UNA DIVERSA LETTURA DELLE PAROLE DEL PRESIDENTE FRANCESE


Diversa è invece la lettura delle dichiarazioni di Macron che ne fa Mario Giro, docente di Relazioni internazionali e già viceministro degli Affari esteri, che le considera un avvertimento a Vladimir Putin: in sostanza, «non credere di poter fare quello che vuoi, perché noi non escludiamo niente». Giro aggiunge poi che, di fatto, questi soldati in Ucraina già ci sono, poiché si tratta di quel personale indispensabile alla manutenzione dei sistemi d’arma particolarmente complessi inviati dall’Occidente. E ci resteranno, «perché gli americani stanno per fornire a Kiev gli F-16 e, forse, i francesi stanno per fornire i Mirage 2000». Quindi, Macron altro non avrebbe fatto se non anticipare l’arrivo di altri tecnici militari. L’ex viceministro ammette di percepire un clima preoccupante in Europa e, per converso, anche a Mosca: «Si ammette la possibilità di allargamento del conflitto.


UN CLIMA PREOCCUPANTE


Ci stiamo dunque incamminando verso una situazione sempre più preoccupante, nella quale invece di perseguire una soluzione di natura politica, l’Occidente si sta arrendendo all’idea che la guerra con la Russia durerà a lungo e sarà anche possibile che si allarghi». Egli sottolinea che ciò che ha detto Macron due anni fa, cioè che «la NATO non è direttamente in conflitto con la Russia», oggi non ha più valore, in quanto la situazione è divenuta molto più pericolosa di allora. «Permane il fatto che non sappiamo cosa faranno gli americani, il che è un aspetto molto importante. Al riguardo il discorso sull’autonomia strategica, che Macron stesso aveva auspicato prima della guerra, si realizzerà attraverso la crisi, con gli Stati Uniti che lasceranno, o imporranno, all’Europa l’assunzione di maggiori responsabilità, che questa dovrà assumersi. E se parliamo di Unione europea, parliamo quindi di Francia, perché è l’unica potenza nucleare esistente in essa e schiera inoltre l’esercito più forte. Di conseguenza – conclude Giro -, sotto questo aspetto per primi parlano i francesi, soprattutto se la NATO viene messa in discussione».


LA FORCE DE FRAPPE E LA DIFESA EUROPEA


Alexandre Del Valle, politologo e saggista francese di origini italiane, esperto di geopolitica e storia contemporanea, docente a Parigi e presso la LUISS Guido Carli di Roma, ha replicato prendendo in esame lo scenario di una Europa più forte e impegnata all’interno della NATO nell’eventualità di un’America isolazionista a seguito dell’elezione alla presidenza di Donald Trump. «Non è vero che Trump vuole distruggere la NATO – eccepisce al riguardo del Valle -, lui vuole che gli europei spendano di più per la Difesa e alleggeriscano così il grosso peso sul bilancio di Washington. Gli europei parrebbe che abbiano compreso il messaggio, perché stanno incrementando gli stanziamenti per le spese militari». Riguardo alla Force de frappe, Del Valle fa però una sostanziale distinzione, ricordando che l’impiego dell’arsenale nucleare di Parigi, a differenza ad esempio di quello britannico, «non sarebbe vincolato alle decisioni di Washington, in quanto Parigi è sovrana nel suo utilizzo».


SE DONALD TRUMP VERRÀ RIELETTO ALLA PRESIDENZA…


Del Valle aggiunge che «la Francia si è impegnata per mezzo di un accordo siglato con l’Ucraina in materia di Difesa proprio allo scopo di costituire una dispositivo europeo autonomo, ma non perché la NATO si dissolverà, ma perché gli americani chiederanno sempre più all’Europa un impegno al riguardo. Inoltre, è possibile che gli americani in caso di aggressione russa non possano intervenire in difesa dell’Europa ex articolo 5».


Di seguito è possibile ascoltare la registrazione integrale del dibattito che, sulle tematiche trattate nell’articolo, ha visto l’intervento dei professori Alexandre Del Valle e Mario Giro (registrazione audio insidertrend.it A617 del 3 marzo 2024)


A617 – ESTERI, CONFLITTI ED EUROPA: FRANCIA, LA «GRANDEUR» DI UN PRESIDENTE APPARENTEMENTE IN DIFFICOLTÀ. Quali sono le reali finalità del recente volontarismo bellicista di Emmanuel Macron? Le sue dichiarazioni relative alla possibilità di «inviare truppe dei Paesi della coalizione occidentale in Ucraina» rispondono a necessità di immagine sul piano politico interno oppure sotto c’è qualcosa d’altro?

È indubbio che oggi l’inquilino dell’Eliseo si trovi in difficoltà, sia a causa del pregresso atteggiamento sia nei confronti della NATO (non molto tempo fa affermò infatti che aveva «l’encefalogramma piatto») che dell’Occidente in genere, almeno per quanto concerne il concreto sostegno all’Ucraina in guerra contro gli occupanti russi (finora Parigi ha contribuito per meno di un decimo di Berlino in termini di forniture di aiuti militari a Kiev). Ad avviso di Emmanuel Dupuy, presidente dell’Institut Prospective et Securité en Europe (IPSE), quella di Macron andrebbe interpretata come un’azione propagandistica priva di concreti sviluppi pratici. Su questa conclusione concorda ALEXANDRE DEL VALLE (politologo e saggista francese di origini italiane, esperto di geopolitica e storia contemporanea, attualmente docente a Parigi e presso la LUISS Guido Carli di Roma), mentre se ne discosta in parte MARIO GIRO (docente di relazioni internazionali, già viceministro degli Affari esteri e autorevole esponente della Comunità di Sant’Egidio); le loro due diverse letture dei fatti sono state raccolte dai microfoni di insidertrend.it (registrazione audio del 3 marzo 2024).

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