I liberi pensatori arabi uniti contro la violenza dell’islam

October 30, 2016

SABATO 29 OTTOBRE 2016
 

La Verità

 

CONTRO LA SOTTOMISSIONE


I liberi pensatori arabi uniti contro la violenza dell’islam
 

Il saggista francese Alexandre Del Valle e l’attivista siriana Randa Kassis dialogano sull’avanzata dell’oscurantismo musulmano: «È una nuova forma di totalitarismo» Domani a Roma dalle 9.30 alle 14, presso l’hotel Nazionale in piazza Monte Citorio 131, si terrà la conferenza internazionale «Diritto alla Blasfemia. No ai processi medievali», organizzata dall’associazione Ad Hoc in collaborazione con l’associazione Una via per Oriana presieduta da Armando Manocchia. Randa Kassis, fondatrice di Ad Hoc, e l’intellettuale Alexandre Del Valle hanno scritto per la Verità la conversazione che pubblichiamo in questa pagina, che affronta i temi della conferenza romana.
 

di ALEXANDRE DEL VALLE
e RANDA KASSIS

 

 

ALEXANDRE DEL VALLE: Randa , la sua Fondazione ha organizzato per domani a Roma un convegno internazionale sul tema molto provocatorio del «Diritto alla Blasfemia». Saranno presenti parecchi grandi intellettuali arabi liberali, riformisti o considerati «apostati», alcuni dei quali perseguitati o minacciati di morte. Quale messaggio vorrebbe trasmettere?


RANDA KASSIS: L’organizzazione Ad Hoc, di cui sono presidente, si definisce «secolare, modernista e pluralista». È u n’organizzazione internazionale non governativa, con sede a Londra e filiali in diversi Paesi, e ha come scopo quello di diffondere una cultura civile e moderna del libero pensiero, della tolleranza e del pluralismo in Medio Oriente e Nord Africa. Ovviamente fra i nostri obiettivi c’è anche quello di promuovere la costruzione di

 

 

"Se l’Occidente non protegge i liberpensatori,

chi altropotrà mai farlo?"


società civili moderne e progressiste che separino la religione dalla politica, in modo da evitare violazioni e discriminazioni commesse in nome della «cultura». Per quanto riguarda la conferenza di domani, ha lo scopo di protestare in maniera specifica contro le leggi islamiche che - con il pretesto di «difendere l’onore dell’islam» e di lottare contro la blasfemia, «l’apostasia» o «gli insulti all’islam» - consentono di mettere a tacere con la paura e la repressione ogni forma di libertà religiosa e di pensiero e ogni forma di diritto alla libertà di coscienza.


DEL VALLE: Può fare qualche e s e m pio?
KASSIS: Col pretesto di condannare la blasfemia, la povera madre di famiglia cristiana Asia Bibi, in Pakistan, è stata condannata a morte e aspetta in prigione, vivendo nell’angoscia da anni, che la sentenza sia eseguita. Col pretesto della lotta contro la blasfemia, tanti cristiani, drusi, sufi, liberi pensatori, laici, progressisti, membri di minoranze e intellettuali vengono incarcerati, perseguitati, ammazzati, condannati e messi al bando. Anche se l’espressione «diritto alla blasfemia» potrebbe scandalizzare alcuni cattolici italiani - cosa che capisco - non si tratta qui di incitare ad insultare le religioni, ma di reagire contro la persecuzione dei liberi pensatori, che sono troppi spesso vittime dell’accusa di «blasfemia». Che è il punto di partenza della guerra dichiarata dagli islamici radicali (gruppi radicali terroristi o Stati fondamentalisti) per vietare ogni forma di libertà di coscienza e di pensiero.


DEL VALLE: Non è casuale che abbiate organizzato questo evento proprio adesso.


KASSIS: Dalla primavera araba del 2011, la storia ha subìto u n’accelerazione, sia in peggio che in meglio. Mi spiego: è apparso l’Isis in Siria, Iraq, Libia, eccetera. Gli islamisti radicali sono cresciuti dappertutto e hanno persino vinto parecchie elezioni in Egitto, Tunisia o Marocco. Nello stesso tempo, tuttavia, non abbiamo mai visto e sentito tanti intellettuali e blogger che osino affermare la loro laicità, il loro rifiuto del fondamentalismo. Alcuni di questi arrivano a condannare la religione islamica nella sua versione teocratica totalitaria, che è ormai dominante da quando la riforma è stata resa impossibile dai «produttori di fanatismo». A cominciare dai Fratelli musulmani e dall’Arabia Saudita, che controlla la Mecca e Medina e la maggior parte delle istituzioni islamiche mondiali. Dai giorni delle primavere arabe, la frattura è sempre più forte tra chi – sotto l’emblema della religione - vuole far tornare indietro di secoli le società, e chi invece vuole promuovere società aperte basate sui princìpi della laicità, del pluralismo e della m o d e r n i tà .

 

DEL VALLE: Ho appena blicato un libro, in Francia, che rimette al centro il concetto di Karl Popper che lei utilizza, cioè quello di «società aperta». Lei è d’accordo nel definire il fondamentalismo islamico non come un «integralismo» fra gli altri,ma come un «totalitarismo» in versione teocratica e neo-imper i a l i s ta?


KASSIS: Assolutamente. Sono contraria a tutte le forme di intolleranza e di fanatismo o anche d’integralismo. Ma non c’è dubbio che oggi nessuna religione sia più malata e fanatizzata, avvelenata dal totalitarismo e dal fanatismo violento dell’islam. E gli intellettuali che ho invitato a Roma lo testimoniano, essendo loro stessi musulmani di nascita e di cuore, ma contrari alla deriva sempre più medioevale e oscurantista delle loro società in via di islamizzazione radicale da decenni. Loro vogliono testimoniare che il fanatismo che cresce in Europa non è solo il frutto della cosiddetta «esclusione sociale». Non è solo il risultato delle colpe colonialiste dell’Occidente, ma nasce da un’onda mondiale, uno tsunami planetario che si va sempre più diffondendo nei Paesi del Medio Oriente, nel Nord Africa e oltre. La più evidente manifestazione di questo estremismo è l’ascesa dell’Isis, che con l’intolleranza e la violenza brutale dei suoi atti di terrorismo, in particolare in Siria e in Iraq, rappresenta il culmine della visione radicale dell’islam.


DEL VALLE: Non c’è soltanto l’Isis, però.


KASSIS: L’Isis è solo la faccia più visibile di una realtà ben più ampia e planetaria, che origina da un’onda oscurantista strutturale, istituzionale e generalizzata la cui vere origini sono l’assenza di riforma dell’islam e la vittoria degli ortodossi e wahhabiti radicali sui riformisti e sui moderati. Secondo gli intellettuali arabi che abbiamo invitato, l’Isis e i crimini commessi in nome di questo islam salafista-wahhabita promosso dall’A rabi a Saudita e basato su una lettura oscurantista (ma ufficiale) dell’islam hanno provocato una presa di coscienza che fa dire a molti resistenti e a tanti musulmani che è ora di porre fine alla violenza commessa in nome della religione. Lo scopo della conferenza internazionale di Ad Hoc è quello di denunciare la presenza nei Paesi arabi di tante leggi islamiche sulla blasfemia che impediscono e criminalizzano la libertà di coscienza e di pensiero. Vogliamo far capire anche agli europei multiculturalisti che cominciano a cedere agli islamici radicali - i quali già esigono nelle nostre società aperte la criminalizzazione dell’islamofobia - che il totalitarismo comincia quando si criminalizza la libera espressione, dato che la condizione si n e qua non della democrazia e del pluralismo è la libertà di criticare la religione e la separazione tra potere spirituale e potere temprale.

 

DEL VALLE: Sono moltissimi i casi di condanna e di persecuzione degli intellettuali musulmani in nome della blasfemia. Possiamo citare il caso di Nahed Hattar, scrittore e vignettista satirico giordano assassinato con tre colpi di arma da fuoco davanti al tribunale di Amman dove doveva comparire solo per avere pubblicato su Facebook una vignetta considerata blasfema. Possiamo citare il ricercatore Islam Behery in Egitto, che sconta una pena di un anno di carcere nella prigione di Tora in base al Codice penale egiziano. Behery conduceva un programma televisivo di grande successo nel canale Kahera Wal Nas, e la sua colpa è stata quella di desiderare un islam purificato dagli aspetti violenti. Possiamo menzionare il caso del blogger liberale Raif Badawi, cittadino saudita che nel 2008 fondò il forum online «I liberali sauditi» e per questo fu condannato a 10 anni di carcere e 1.000 frustate. O ancora il caso del giornalista Mohamed Sheikh Walad Amkheter. Per non dire del caso di Asia Bibi, in Pakistan, su cui si sono consumati fiumi di inchiostro e svolte innumerevoli manifestazioni di solidarietà in tutto il mondo. L’hanno condannata a morte per aver «offeso l’islam» bevendo in un pozzo musulmano e per non aver voluto convertirsi all’islam.

Possiamo anche menzionare Alber Saber, questo cristiano egiziano che è stato arrestato solo per essersi connesso a una pagina Facebook chiamata «Atei egiziani».

Secondo m a s rawi .c o m, uno degli amici islamici di Alber aveva scoperto che era amministratore online del gruppo di atei contestatori. La pagina Facebook era collegata al trailer del film «blasfemo» L’Innocenza dei musulmani prodotto in America da un cristiano copto anti-islam. Possiamo anche citare Saeed Malekpour, programmatore informatico iraniano che dal 2004 lavorava in Canada come webdesigner. Il 4 ottobre 2008, mentre viaggiava in Iran, fu arrestato e incarcerato senza nessun mandato d’arresto solo perché aveva messo a punto un programma che consentiva ai suoi utenti di scaricare foto sui loro siti web (ma una persona sconosciuta utilizzò il programma, senza il suo consenso, per scaricare foto su siti porno). Malekpour fu arrestato per aver «profanato la santità dell’islam». Torturato, fu condannato nel 2010 a morte dalla Corte Rivoluzionaria, sentenza riconfermata dalla Corte Suprema iraniana nel 2011. La stessa Turchia di Erdogan sta seguendo un cammino oscurantista simile, perché molti intellettuali turchi anti-islam, kemalisti, laici, progressisti sono ormai non solo minacciati dagli islamisti radicali come è sempre stato, ma sono pure condannati dai tribunali turchi e dal governo neo-ottomano-islamista del partito AKP di Erdogan. Vediamo che non è più solo il mondo arabo, ma sono tutte le terre d’islam che stanno passando sotto il controllo dell’oscurantismo islamico-totalitario. Se non ci muoviamo, andrà peggio, e anche le «borgate dell’islam» in Occidente saranno contaminate e l’integrazione degli immigrati musulmani diverrà sempre più difficile...


KASSIS: Infatti possiamo osservare che le prime vittime dell’intolleranza islamica fondamentalista sono gli stessi musulmani atei, liberali, liberi pensatori... Tutti coloro che osano pensare in un modo diverso e «islamicamente scorretto», nel mondo islamico sono accusati di «blasfemia» e minacciati di essere imprigionati o uccisi. È il nuovo totalitarismo, e non potrà fermarsi se gli intellettuali non cominciano a denunciarlo, anche rischiando la propria vita; la paura è il segreto del funzionamento del sistema teocraticototalitario. È cosi che è stato ammazzato il famoso intellettuale e scrittore Nawal El Saadawi. Ma voglio ricordare anche il caso della scrittrice e poetessa egiziana Fatima Naoot, che è dovuta fuggire dall’Egitto da quando è stata condannata a tre anni di prigione solo per aver criticato su Facebook l’Eid Al-Adha, la tradizionale macellazione di pecore, definendole «il più grande massacro commesso da esseri umani». E chi non finisce assassinato o in cella deve vivere con la paura, come il grande intellettuale Sayyid Al-Qemany, che è advisor della nostra organizzazione Ad Hoc. Possiamo anche menzionare Kasem ElGhazzali, che sarà presente a Roma domani. È uno scrittore laico e uno dei pochi marocchini ad annunciare pubblicamente di essere un ateo. El Ghazzali è l’autore del blog B a h m ut, uno dei blog più discussi del mondo arabo, e ha ricevuto una serie di minacce di morte a causa delle sue opinioni. Nel corso della venticinquesima sessione del Consiglio per i diritti umani, El Ghazzali ha denunciato il fatto che diversi Stati musulmani intolleranti fanno stranamente parte della Commissione delle Nazioni unite per i diritti dell’Uomo, fra cui la stessa Arabia saudita che condanna a morte gli «apostati bestemmiatori». Bisogna anche parlare del coraggioso intellettuale egiziano, Saiyyd al-Qemany, anche lui advisor della nostra organizzazione Ad Hoc, e minacciato di morte dagli islamici. Esige la separazione tra religione e stato. Nel 2009, ha vinto il premio del ministero della Cultura egiziano per le scienze sociali. Peròè stata lanciato

 

"Esiste un terrorismo
intellettuale:
quello delle leggi
contro la blasfemia"

 


una campagna per fargli ritirare il premio col pretesto che avrebbe «insultato l’islam» e che di conseguenza sarebbe diventato «un eretico»...


DEL VALLE: Lei sembra stabilire un legame tra il terrorismo intellettuale della «lotta contro la blasfemia o l’islamofobia» e il terrorismo violento di Al-Qaeda e Isis.


KASSIS: Certamente. La nostra organizzazione ritiene che il terrorismo non potrà mai essere sconfitto e gruppi come Isis, Al-Qaeda e altri ancora, non saranno mai vinti fino a quando i pensatori musulmani e gli intellettuali arabi vivranno sotto la minaccia delle leggi contro la blasfemia. Il termine «lotta all’islamofobia» fu creato dai mullah iraniani ed è sempre stato utilizzato dai paesi dell’Organizzazione della Cooperazione islamica (Oci, sponsorizzata dai sauditi, vera Onu del mondo islamico che ha come scopo quello di estendere la sh a ri’a d ap p e rtutto ) . Serve a giustificare - col falso pretesto della lotta al «razzismo» - un vero e proprio ritorno della censura e dell’inquisizione in versione islamista. Se gli intellettuali vengono minacciati, perseguitati, esiliati, imprigionati o uccisi chi oserà più sfidare l’estremismo islamico? Osservo che anche in Occidente l’unica religione che crea problemi e che è diventato pericoloso criticare è l’islam. Perché? Semplicemente perché più gli islamici riescono ad intimidire e a fare paura (psicologicamente, sul piano legale tramite il jihad by c o u rt o l’«islamicamente corretto» o violentemente, cioè col terrore), più la critica alla religione islamica diminuisce e più crescono gli spazi islamicamente sottomessi. Se intellettuali come quelli che saranno presenti a Roma non parlano e non vengono appoggiati dalle democrazie laiche, come faremo a difendere i nostri valori e a delegittimare i radicali che minacciano, perseguitano, esiliano, imprigionano o uccidono in nome della shar i’a? Secondo me, il ruolo di questi intellettuali è fondamentale, e se non li appoggiamo, chi li appoggerà ? Se non lo faremo, la nostra vigliaccheria negherà alla nostra società il diritto a beneficiare dei loro contributi. In questo modo annienteremo qualsiasi concorrenza ai propagandisti del sangue, ai cultori dell’odio e agli estremisti. Che per questo rimangono le sole e più forti voci nel mondo arabo-islamico. Ad Hoc pensa perciò che la lotta al terrorismo sia strettamente legata all’abrogazione delle leggi contro la blasfemia. La vera funzione delle leggi contro la blasfemia è infatti quella di sopprimere qualsiasi discussione seria e libera su qualunque concetto religioso. Questo rende impossibile una riforma del pensiero religioso e impedisce di contrastare le ideologie estremiste islamiche.

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