Alexandre del Valle: è la trappola dell'anticolonialismo patetico

di Caterina Carosi Alexandre del Valle è uno dei massimi esperti del Medio Oriente e dell'integralismo islamico in Francia. Saggista, geopolitologo, co-fondatore dell’Osservatorio geopolitico del Mediterraneo (Nicosia, Cipro), è uno studioso indipendente, ma insieme al suo amico Rachid Kaci ha fondato la corrente interna al partito di Nicolas Sarkozy (UMP) 'Destra Libera'. Prof. del Valle, in Francia il tema dell'integrazione nella politica di Sarkozy è una priorità, ma tutto si sta riducendo al motto 'burqa si, burqa no': è vero che l'uso per la donna di coprirsi completamente non è previsto nel Corano?

E' vero, ma chi si avvicina all'integralismo islamico non può trovare in questo una giustificazione. Il Corano, così come tutti i testi sacri, prevedono una base interpretativa preponderante che trova in questo caso la sua personificazione più estrema negli integralisti islamici, le frange radicali della religione musulmana. Pensiamo che anche nel cristianesimo e nel giudaismo c'è stato un periodo in cui la donna doveva andare coperta, ma questa usanza negli anni ha subito delle variazioni in misura ai cambiamenti sociali e ai cicli storici. La legge islamica però non si è mai addolcita e dall'XI secolo ha impedito ogni diritto all'interpretazione del testo sacro, approvando fino ai giorni nostri solo la versione più ortodossa dell'islam, quella integralista, che oggi è alla base dell'estremismo. Non ci sono scuole che educano a un islam più moderato? Si, ma vengono accusate di fare il gioco dell'Occidente. Questo è quello che io chiamo 'trappola dell'anticolonialismo patetico', una spirale d'intolleranza in funzione anti-occidentale che non prevede nessuna forma di laicismo e diritti per le minoranze. Oggi il musulmano moderato si sente un libertino della sua religione e questo a lungo andare suscita vergogna in chi fino ad allora ha sempre vissuta la religione in modo individuale e priva di infiltrazioni politiche. Questa ossessione maniacale per le tradizioni non è sintomo di paura dell'Occidente? Non più. Oggi gli islamisti (radicali musulmani) hanno capito che per bloccare il progresso devono istruire i fedeli all'anti-colonialismo. Avevano paura all'inizio del secolo, quando vigeva un sistema religioso e politico più moderato e quindi più vulnerabile alle infiltrazioni esterne. Hanno capito che per vincere l'Occiddente serve un 'reislamizzazione' contro la secolarizzazione. Ora sono loro che ci fanno paura perchè stanno vincendo psicologicamente. Dobbiamo stare attenti al fenomeno burqa: questa forma di restrizione femminile, in uso nel secolo scorso solo in certe zone dell'Afghanistan, oggi è l'espediente per legittimare l'uso del velo, pratica al quale noi occidentali ci siamo opposti da sempre, ma che rischia di essere legittimato dalla battaglia 'burqa si, burqa no'. Pensa che l'integralismo islamico abbia mire economiche, oltre che religiose? Non vedo scopi economici, quella magari sarà una conseguenza. La storia non è economia e loro non ragionano come noi occidentali. La storia è fatta di battaglie dove le idee forti vincono su quelle deboli e la religione oggi sta diventando per loro il passaporto per un compromesso politico, ideologico e identitario il cui scopo è sconfiggere l'Occidente. E conquistarlo? Certo. L'ideologia mascherata da religione potrebbe armare il più grande esercito che sia mai esistito. La stessa jihad è un pretesto per giustificare la guerra e allo stesso tempo vittimizzare i moderati dell'islam e vincere la lotta sull'uomo bianco. Anche se non è giusta, la mossa degli islamici radicali è vincente? Si sta dimostrando tale. Guardiamo all'Iraq. Era un Paese laico dove i cristiani vivevano liberi e oggi è diviso in faide estremiste. Così anche l'Algeria, la Somalia, l'Africa Nera e ultimamente anche la Turchia. L'Integralismo è un sistema che va oltre i confini del MO. Che ne pensa della Moschea a Ground Zero? E' una vergogna e un insulto per quelle 3000 persone che sono morte nel nome di una guerra ideologica. Una moschea per una religione che non ha ancora il coraggio di chiedere scusa per il dolore causato alla storia umana è una concessione che potrebbe essere giustificata solo nel caso in cui questa fosse dedicata e presa in mano da un gruppo ultramoderato, filoccidentale e progressista. In questo modo invece assistiamo a un altro passo per il suicidio della democrazia. Nel suo ultimo libro 'Rossi, Verdi e Neri – L'alleanza estremista' lei usa quest'ultima parola per descrivere il movimento islamico più radicale, ma non pensa che le ultime vittorie xenofobe nel Nord Europa segnano una deriva dell'estremismo? Non si possono mettere a paragone. Quello che si sta verificando in Europa è un estremismo di difesa di tipo democratico diverso dall'estremismo islamico. Da noi nessuno ha mai messo in dubbio il libero pensiero e in quanto tale non si può condannare chi democraticamente cerca di portare avanti una causa contro la minaccia dell'identica per colpa di un'immigrazione senza limiti e non onesta. E se i Governi attuali non prenderanno a breve misure contro la deriva dei flussi migratori, l'Europa sarà sempre più musulmana e queste frange estremiste potrebbero cadere nell'antidemocrazia. Lei indica una soluzione nel suo libro? Si. Indico più soluzioni. La prima è una carta tra l'Europa e l'lslam affinchè quest'ultimo accetti di abbandonare ogni pratica misogina, campagne pro-odio e pena di morte per adulterio, offesa a Maometto e conversione. Non è accettabile una religione che incita alla violenza e alla guerra. Inoltre serve una politica d'immigrazione scelta, che selezioni chi veramente ha intenzione di venire nei nostri Paesi come cittadino del mondo e secondo le regole, gli usi e i costumi della nostra cultura. Serve un controllo del flusso migratorio, regole certe, ma soprattutto una riscoperta della politica delle nascite. Una società senza gioventù è destinata a morire e le stime demografiche dell'Europa lasciano presagire un continente destinato all'estinzione delle natalità. Io propongo di sviluppare una cura della vita dove l'occidentale in prima persona deve iniziare a rivalorizzare il mondo in cui vive e che vuole lasciare ai suoi figli. Noi per primi denigriamo la nostra condizione di occidentali e le nostre origini. Ci trasciniamo un sentimento di colpa che inizia a pesare sul futuro dei nostri figli. Piangerci addosso ha solo creato politiche assistenziali contro la cultura del lavoro.

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